Archivio mensile:marzo 2015

Se il gatto aggredisce durante le coccole

Può capitare che mentre si coccola tranquillamente il gatto, questo improvvisamente si gira ad aggredire la mano che lo carezza e scappa via. A cosa è dovuto questo atteggiamento apparentemente incomprensibile (e piuttosto frustrante)?

Non si tratta in realtà di un comportamento patologico: i gatti sono animali meno socievoli di cani e umani e normalmente il contatto fisico tra loro è molto limitato e consiste nel leccarsi reciprocamente e riposare uno accanto all’altro. Ogni gatto ha una sua personalità: mentre alcuni gatti vorrebbero farsi coccolare all’infinito, altri hanno una limitata tolleranza al contatto fisico, che se supera una certa soglia diventa irritante. Immaginiamo che qualcuno ci dia una carezza in testa: la cosa può essere simpatica, ma se continua a farlo per diversi minuti diventa seccante e chiederemmo di smettere. Il gatto questo lo fa mordendo e graffiando una volta raggiunta la soglia di tolleranza. Continua la lettura di Se il gatto aggredisce durante le coccole

Gli uccelli hanno davvero bisogno di grit?

E’ una pratica abituale lasciare a disposizione degli uccelli del grit (materiale costituito da minuscoli sassolini) per aiutare la digestione. Ma è davvero necessario o utile?

Esistono due tipi di grit, uno solubile (digeribile) e uno non solubile (indigeribile). Quello solubile, come ad esempio i gusci di conchiglie sbriciolati, viene dissolto nell’apparato digerente e non è utile per la digestione, ma dovrebbe servire come fonte di calcio, anche se in realtà il suo assorbimento è assai scarso. Il grit insolubile è composto da piccoli cristalli di silice; rimane nello stomaco e aiuta a digerire l’alimento con un’azione di “macina”. Gli uccelli non hanno denti e ingeriscono il cibo senza masticarlo, anche se i pappagalli e i passeriformi (come i canarini) sgusciano i semi con il becco prima di ingoiarli. La digestione avviene principalmente per opera degli enzimi digestivi. I colombi, invece, ingeriscono i semi interi, senza sgusciarli, e ingeriscono delle pietruzze per aiutarsi nella digestione. Continua la lettura di Gli uccelli hanno davvero bisogno di grit?

Il risveglio dal letargo delle tartarughe terrestri

Chi possiede delle tartarughe di terra alla fine dello scorso autunno le avrà viste interrarsi in giardino per iniziare il letargo invernale. Le tartarughe, infatti, come tutti i rettili dipendono dal calore del sole per fornire energia al loro metabolismo, e con il freddo non riuscirebbero a sostenere le loro attività fisiologiche. Sprofondate nel terreno, le tartarughe restano in una sorta di animazione sospesa, rallentando il metabolismo all’estremo e sopravvivendo grazie alle riserve corporee accumulate alimentandosi durante il periodo caldo e all’acqua accumulata nella vescica.

Quando, in primavera, la temperatura ambientale risale sopra i 10°C, l’organismo del rettile inizia a rimettersi in moto. Il letargo non è un tranquillo sonno invernale, ma un periodo potenzialmente molto rischioso se non si svolge in maniera ottimale. Se la temperatura è rigida, arrivando a zero gradi o meno, i tessuti si congelano causando danni di vario grado, come paralisi, cecità, lesioni cerebrali. Continua la lettura di Il risveglio dal letargo delle tartarughe terrestri

Il mal di macchina nei cani

I cani possono soffrire di mal di macchina proprio come le persone, cosa che rende anche un breve viaggio in auto una spiacevole esperienza.
I cuccioli e i cani giovani tendono a soffrire di mal di macchina (cinetosi) più dei cani adulti, probabilmente per un’immaturità delle strutture del sistema nervoso deputate all’equilibrio. Esperienze negative con l’automobile nei cuccioli possono far sì che anche da adulto il cane associ al viaggio in macchina sensazioni spiacevoli di nausea, sviluppando un’avversione all’auto. Per questo motivo è importante prendere contromisure adeguate prima possibile. Ci sono diverse cose che possiamo fare per ridurre o eliminare questo problema. Continua la lettura di Il mal di macchina nei cani

Quanto vivono i cani?

Quando il cane raggiunge una certa età è normale chiederci per quanto tempo ancora ci terrà compagnia. Invecchiare è inevitabile, per i cani come per le persone. Ma quando un cane è da considerare vecchio, e quanto a lungo può vivere?

La regola empirica per cui un anno di vita umana corrisponde a sette di un cane non è valida. I primi due anni di età i cani maturano più velocemente dei bambini: a un anno di età un cane può essere paragonato a una persona di 15 anni, non di 7, e a due anni a una di 24.

La razza e la taglia influenzano il ritmo con cui il cane invecchia: con il passare degli anni, l’età umana corrispondente è tanto maggiore quanto maggiore è la taglia. I cani di grande taglia inizialmente arrivano alla maturità più lentamente di quelli di piccola taglia, ma poi raggiungono più rapidamente la vecchiaia, tanto che possono mostrare i primi segni di senescenza a 5-6 anni. Continua la lettura di Quanto vivono i cani?

E’ comparsa una nuova malattia virale del coniglio

Nel coniglio le malattie virali importanti fino a poco tempo fa erano solo due, la mixomatosi e la malattia emorragica virale (MEV), entrambe molto gravi, spesso mortali e comunque incurabili. I conigli possono essere protetti da entrambe con validi vaccini, in commercio da molti anni.
La cattiva notizia è che da qualche tempo (dal 2010 per la precisione) è comparsa dal nulla un’altra importante malattia, causata da un virus dal nome complicato di RHDV2. La malattia si è ormai diffusa in Italia e gran parte dell’Europa. Continua la lettura di E’ comparsa una nuova malattia virale del coniglio