Come prevenire le lesioni alla corazza nelle tartarughe

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Molti credono la corazza rappresenti per le tartarughe una difesa impenetrabile che le protegge da ogni sorta di trauma, ma la realtà è molto diversa. La corazza può essere paragonata al cranio, una struttura relativamente solida ma che si può ledere in caso di traumi. Come il nostro cranio, non è un involucro indistruttibile, ma un tessuto vivo, un vero e proprio scheletro esterno e, in quanto tale, capace di subire lesioni e fratture. È in grado di proteggere le tartarughe dai traumi e dalle aggressioni in modo molto efficace nel loro ambiente naturale; in quello domestico, invece, i pericoli che mettono a repentaglio la sua integrità sono numerosi.

Conoscere i pericoli a cui può andare incontro la tartaruga è il primo passo per ripensare all’ambiente in cui vive e prevenire i potenziali rischi, perché come sempre la prevenzione è sempre la strategia migliore e quando il danno è fatto spesso è molto grave se non irreversibile.

Come è fatta la corazza

La corazza è fatta da due strati. Lo strato più esterno è una sottile lamina di tessuto corneo, che avvolge e protegge il tessuto sottostante. Può essere paragonato alle nostre unghie; è relativamente impermeabile ed è prodotto da uno strato di cellule germinative, perciò se viene abraso sanguina. Lo strato più profondo, che è anche quello di spessore maggiore e che dà robustezza alla corazza, è costituito da tante piccole ossa, una cinquantina, unite tra loro come le tessere di un puzzle. Le ossa della corazza derivano dalla colonna vertebrale, dalle costole, dalle clavicole e da altre ossa, e formano una scatola che racchiude completamente gli organi interni, nonché le articolazioni della spalla e del bacino. Le ossa della corazza sono molto vascolarizzate, come tutte le ossa. In caso di frattura possono sanguinare copiosamente fino a che il rettile muore dissanguato, anche se ciò può richiedere molte ore.

La corazza è una struttura molto sensibile: una tartaruga avverte benissimo quando viene sfiorata con un dito. È quindi sicuro che anche i traumi vengano nettamente avvertiti e che siano molto dolorosi.

Pericoli in giardino

La corazza, come qualunque altro tessuto osseo, ha una resistenza limitata alla compressione e ai traumi; di certo non ha la capacità di resistere alla forza esercitata da un veicolo che vi passa sopra o dalla caduta da una certa altezza. Lo schiacciamento da parte di automobili è uno degli incidenti più comuni e drammatici e, purtroppo, molto frequente proprio in giardino, dove si crede invece che la tartaruga sia al sicuro. Per questo motivo la tartaruga deve essere separata dalla zona in cui vi è passaggio di macchine con una solida recinzione.

Frattura della corazza
Frattura della corazza
Frattura del piastrone
Frattura del piastrone

 

La presenza di cancelli elettrici pone un altro grave pericolo per l’incolumità delle tartarughe, che possono inavvertitamente restare schiacciate. Anche in questo caso bisogna isolare le tartarughe in modo che non vi abbiano accesso, o controllare con cura che non siano nelle vicinanze quando si mettono in funzione i meccanismi di apertura e chiusura del cancello.

Molto frequenti sono le lesioni, spesso gravi, causate dal tagiaerba. In particolare, viene coinvolta di solito la parte superiore della corazza, dove si trova la spina dorsale e, al di sotto di questa, il tessuto polmonare. Le lesioni profonde causano quindi paralisi e/o emorragie polmonari gravi. Ovvio che la prevenzione consiste nel mettere al sicuro le tartarughe prima di sfalciare l’erba o, meglio ancora, lasciare che cresca liberamente perchè le tartarughe possano cibarsene!

Lesione della parte superiore della corazza causata da un tagliaerba
Lesione della parte superiore della corazza causata da un tagliaerba

Niente cani con le tartrughe

Per i cani la tartaruga è un osso succulento che non esitano a rosicchiare se ne hanno la possibilità. Incidenti del genere sono talmente frequenti che si deve seriamente considerare di tenere o cani o tartarughe, ma mai entrambi i tipi animali. Neppure recinzioni e catene si dimostrano mezzi sufficienti a tenere i cani lontani da questi rettili: molti episodi traumatici si verificano proprio con cani teoricamente isolati dalle tartarughe. Spesso l’aggressione si verifica con cani abituati a convivere con le tartarughe da anni, e che improvvisamente iniziano a giocarci e a roderne la corazza. Vedete anche il post precedente su questo argomento.

Lesione da morsi di cane
Lesione da morsi di cane

Attenzione: caduta tartarughe!

Le tartarughe tenute in casa possono andare incontro a un tipo di incidente quasi impossibile in quelle – terrestri o acquatiche – che vivono nel loro ambiente naturale: la caduta dall’alto. Non è raro che le tartarughe cadano da terrazze, terrari o vasche, causandosi lesioni più o meno gravi alla corazza e agli organi interni (in particolare emorragie polmonari). Anche questi sfortunati incidenti si possono prevenire con un po’ di accortezza, non sottovalutando mai i pericoli determinati dall’altezza e dalla capacità delle tartarughe di arrampicarsi e lanciarsi nel vuoto.

Maschi focosi

Maschi e femmine di Testudo hermanni, la più comune tartaruga di terra, non possono convivere pacificamente in un ambiente relativamente ristretto quale è il giardino. Il maschio corteggia la femmina in modo piuttosto brutale, speronandola con la corazza. In natura, dopo l’accoppiamento ognuno se ne va per la sua strada, ma se la femmina non ha modo di sottrarsi alle attenzioni del maschio, i ripetuti corteggiamenti finiscono per danneggiare gravemente la corazza. Sulle lesioni si instaurano poi infezioni secondarie che si estendono all’osso e si allargano, causando la disgregazione della corazza. Per evitare questi comuni incidenti i maschi e le femmine vanno tenuti separati; in alternativa, un maschio dovrebbe coabitare con almeno 5-6 femmine, per suddividere tra tutte le sue attenzioni. Chi desidera riprodurle è sufficiente che le lasci insieme qualche giorno, in primavera: dopo l’accoppiamento la femmina resta fertile tutto l’anno.

Primo soccorso

Le lesioni e le fratture della corazza sono un’emergenza che va gestita più rapidamente possibile da un veterinario esperto in rettili, il solo in grado di fornire le cure specialistiche richieste da animali tanto diversi dai tradizionali animali da compagnia. Le lesioni della corazza comportano in vario grado shock, emorragie, traumi estesi non solo al tessuto osseo ma anche ai tessuti molli sottostanti, esposizione e danneggiamento degli organi interni, in particolare i polmoni. Non è davvero il caso di tentare cure fai da te. In attesa di giungere in ambulatorio, la tartaruga va avvolta in un panno pulito, in modo che le ferite non si contaminino, e messa in un piccolo contenitore, perché si muova meno possibile. Ciò vale anche per le tartarughe acquatiche, che non devono assolutamente essere messe in acqua: l’acqua entrerebbe nelle ferite o addirittura nella cavità corporea, portandovi sporcizia e batteri.

Se il danno agli organi interni non è eccessivo e l’emorragia non troppo grave, molto spesso la corazza si può riparare, come si riparano le fratture delle ossa nei mammiferi.

Piccole abrasioni degli scuti, che non hanno intaccato l’integrità dell’osso, possono essere trattate con un lavaggio con acqua e sapone e l’applicazione regolare di una crema antibiotica.

Le lesioni della corazza non vanno mai trascurate, anche se non sembrano compromettere lo stato generale del rettile, perché si possono complicare con infezioni che si estendono e si approfondiscono; nella stagione calda una temibile complicazione è rappresentata dalle mosche che depositano le loro uova sulle ferite.

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